Non volo ma… quasi! Animali planatori: adattamenti estremi a uno stile di vita arboricolo
Ogni spazio libero in natura, prima o poi, viene occupato. Quando gli alberi sono diventati un habitat troppo affollato per volare come uccelli o insetti, alcuni animali hanno scelto una terza via: planare. Ecco come evoluzione diverse, distanti tra loro, sono arrivate alla stessa idea.

La natura è come un variopinto mosaico. Tante piccole tessere, gli organismi viventi, vanno a occupare uno specifico spazio, una nicchia ecologica, che va a formare un disegno d’insieme, l’ecosistema. Naturalmente il concetto di nicchia ecologica non è tanto quello di uno spazio fisico quanto più quello della collocazione di una data specie all’interno dell’ecosistema. Il modo in cui interagisce e utilizza le risorse dell’habitat in cui vive.
Fin dall’origine della vita sulla Terra, l’evoluzione ha prodotto le soluzioni più disparate e fantasiose per sfruttare tutte le nicchie ecologiche disponibili sul pianeta. Gli alberi, ad esempio, sono l’habitat ideale per un’infinità di specie, molte delle quali ci passano l’intera esistenza senza mai scendere giù. Partendo da questo presupposto, immaginiamo di essere un piccolo animaletto arboricolo e di trovarci in un ambiente di foresta. Stiamo lì tranquilli su un ramo e iniziamo a pensare: “Certo però che restare su un solo albero è un po' limitante. Poter passare da un albero all’altro, anche un po’ distanti tra loro, sarebbe un gran bel vantaggio! Più possibilità di trovare cibo e rifugio, di incontrare un partner, di cacciare o fuggire dai predatori. Potrei volare magari, ma no, no, quella nicchia ecologica è già occupata, ci sono gli uccelli, gli insetti, i pipistrelli… Che fare allora?
Basterebbe poter fare un grande balzo, quel ramo è proprio lì davanti, a poche decine di metri…basterebbe planare!” Diverse specie animali hanno infatti sviluppato il patagio, un adattamento specifico per attuare il volo planato. Il patagio altro non è che una membrana di pelle, tesa tra arti anteriori e arti posteriori, che permette all’animale che lo possiede di effettuare brevi “voli”. La soluzione della planata si è dimostrata talmente tanto efficace negli habitat arborei da essersi evoluta indipendentemente più volte in diversi gruppi animali, anche molto diversi tra loro. Ci vengono in mente animali planatori? Probabilmente subito penseremo agli scoiattoli volanti. Appartenenti al gruppo degli Pteromyini, gli scoiattoli volanti sono in realtà diverse specie facenti parte della stessa famiglia degli scoiattoli propriamente detti. Grazie al patagio possono spiccare balzi di 30 - 50 metri. In una delle specie più grandi, il petaurista, sono documentati “voli” anche di oltre 400 metri, in condizioni favorevoli. Ma come detto, non sono gli unici a sfruttare questa nicchia ecologica.
In alcune zone dell’Asia troviamo i dermotteri, conosciuti anche come colughi. Il colugo delle Filippine (Cynocephalus volans) e il colugo della Sonda (Galeopterus variegatus) sono dotati del patagio più grande tra tutti gli animali planatori. Esso infatti si estende dalla punta delle dita delle mani alla punta delle dita dei piedi, comprendendo anche la coda! Persino gli spazi tra le dita sono uniti da una membrana, per ottimizzare al massimo la planata. Questa struttura permette al colugo di effettuare planate di un centinaio di metri, che per un animale di circa due chili di peso non sono affatto male. Ma ovviamente non finisce qui, anche i marsupiali, come spesso accade, hanno la loro versione animale adattata a sfruttare la stessa nicchia ecologica dei loro omologhi placentati. Facciamo quindi la conoscenza dei petauri, il più famoso dei quali è probabilmente il petauro dello zucchero (Petaurus breviceps). I petauri sono graziosissimi animaletti dai grandi occhioni e con una lunga coda prensile. Proprio per questo loro aspetto estremamente "cute", sono spesso tenuti in cattività, come animali da compagnia, ma considerato che casa nostra non è una foresta tropicale di eucalipti o acacie sarebbe molto meglio lasciarli nel loro ambiente naturale. Ma finora, nel nostro viaggio alla scoperta degli animali planatori abbiamo incontrato solo mammiferi.
Se vi dicessi che c’è una lucertola, anch'essa dotata di patagio, che ha perfezionato però questo adattamento a un livello superiore? Le lucertole del genere Draco sono piccoli rettili che vivono in diverse zone tropicali dell’Asia che hanno sviluppato non solo il patagio ma anche tutto un sistema muscolo-scheletrico di supporto. Se infatti in tutte le altre specie di animali planatori abbiamo una membrana di pelle che si apre passivamente estendendo gli arti, in Draco il patagio ha un “telaio” costituito da prolungamenti delle costole e dei muscoli deputati alla sua apertura “a ventaglio”, che avviene quindi attivamente. Ciò consente a queste lucertole una manovrabilità durante il volo che non ha eguali tra i planatori! Per concludere questo nostro excursus sul volo planato, menzione d’onore va fatta ad alcune rane arboricole della famiglia Rhacophoridae, osservate per la prima volta dal famoso naturalista Alfred Russel Wallace. Non possiedono in realtà un patagio ma le loro lunghe dita sono unite da una membrana, rendendole di fatto dotate di quattro mini paracadute che gli consentono lunghi balzi da un albero all’altro.