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Asteroidi

Nysa, l'asteroide più strano del Sistema solare: tre lobi e una luna scoperta con tecnologia italiana

Immagini ad altissima risoluzione ottenute con il Large Binocular Telescope e il Very Large Telescope rivelano che (44) Nysa ha una struttura a tre lobi e un satellite finora sconosciuto. Un contributo italiano fondamentale, con lo strumento Shark-Vis dell'INAF

Nysa, l'asteroide più strano del Sistema solare: tre lobi e una luna scoperta con tecnologia italiana

Da oltre un secolo gli astronomi studiano (44) Nysa, uno degli asteroidi più luminosi e più grandi della fascia principale, con una composizione superficiale ricca di enstatite che lo rende unico nel suo genere. Eppure, nonostante decenni di osservazioni, la sua vera forma era rimasta sfuggente. Ora, grazie alle immagini con la più alta risoluzione mai ottenuta per questo oggetto, sappiamo che Nysa è ancora più strano di quanto si pensasse: ha una struttura a tre lobi e una piccola luna che nessuno aveva mai visto. I risultati, accettati per la pubblicazione su Astronomy & Astrophysics e guidati da Kate Minker dell'Osservatorio Lowell, sono stati resi possibili da una combinazione eccezionale di strumentazione avanzata e tecniche sofisticate di elaborazione delle immagini, con un contributo italiano di primo piano, grazie allo strumento Shark-Vis dell'INAF, installato sul Large Binocular Telescope in Arizona. Un oggetto che non assomiglia a nulla di noto Le immagini ottenute con Shark-Vis e con lo strumento Sphere/Zimpol del Very Large Telescope dell'ESO in Cile hanno rivelato sulla superficie di Nysa molteplici caratteristiche di grandi dimensioni, tra cui due valli prominenti che sembrano avvolgere la circonferenza dell'asteroide. Il team le interpreta come colli, strette regioni di raccordo tra lobi separati, la firma di una struttura trilobata.

"Le immagini rivelano un oggetto straordinariamente insolito", spiega Minker. "La spiegazione più plausibile è che Nysa sia o un sistema trinario a contatto — tre componenti collegate tra loro — oppure un corpo coerente estremamente irregolare, diverso da qualsiasi cosa abbiamo osservato in precedenza." Per costruire un modello tridimensionale affidabile di Nysa, le osservazioni con ottica adattiva sono state combinate con una campagna fotometrica estesa, che ha coinvolto osservatori di tutto il mondo. Il modello risultante avvalora fortemente la presenza di tre lobi distinti, separati da gole strette. La scoperta più sorprendente, però, riguarda un oggetto ancora più piccolo: una luna finora sconosciuta, provvisoriamente denominata S/2026 (44) 1, identificata in modo indipendente in due distinte campagne osservative. Trovarla non è stato semplice. La luce fioca del satellite era quasi completamente sopraffatta dal bagliore dell'asteroide primario, con il suo diametro di circa 75 chilometri. Per isolare il segnale della luna, stimata attorno a un chilometro di diametro e a una distanza di almeno 170 chilometri da Nysa, il team ha dovuto ricorrere a una tecnica mutuata dall'astronomia stellare: l'imaging ad alto contrasto, solitamente impiegata per rilevare esopianeti vicini a stelle brillanti. "Abbiamo preso in prestito questa tecnica specializzata da un altro campo dell'astronomia per rilevare la piccola luna la cui luce fioca era sovrastata dall'intensa luminosità dell'asteroide primario", spiega Gianluca Li Causi, ricercatore del team Shark-Vis dell'INAF. "È stato necessario anche sviluppare tecniche di elaborazione delle immagini ad hoc per rimuovere l'alone luminoso che circonda l'asteroide, che avrebbe potuto nascondere compagni poco luminosi."

Le future osservazioni della luna permetteranno di misurare con precisione la massa e la densità di Nysa, dati fondamentali per distinguere tra le teorie in competizione sulla sua struttura interna. Cosa ha reso Nysa così insolito? Gli scienziati avanzano due ipotesi principali. La prima è che la struttura trilobata si sia formata attraverso un accumulo a bassa velocità di frammenti provenienti da un'antica collisione, ancora prima che Nysa raggiungesse la sua posizione attuale nella fascia degli asteroidi. La seconda è che l'asteroide rappresenti i resti di una collisione hit-and-run, un impatto tangenziale ad alta velocità, che ha coinvolto un corpo progenitore molto più grande. La risposta ha implicazioni che vanno oltre Nysa stesso. Gli asteroidi di tipo E, ricchi di enstatite come Nysa, potrebbero essere i sopravvissuti del Sistema solare interno primordiale: sia come planetesimi primitivi che non si sono mai aggregati in un pianeta, sia come frammenti della crosta di protopianeti che si sono differenziati miliardi di anni fa. Capire l'origine di Nysa significa quindi capire qualcosa di fondamentale sui processi che hanno plasmato il nostro Sistema solare nelle sue primissime fasi. Se confermata, la struttura trilobata di Nysa lo porrebbe in compagnia di una famiglia di oggetti sempre più numerosa, come la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko o l'oggetto trans-nettuniano Arrokoth, le cui forme bizzarre raccontano storie di collisioni e fusioni risalenti all'alba del Sistema solare.

Lo studio è stato accettato per la pubblicazione su Astronomy & Astrophysics. La prima autrice è Kate Minker dell'Osservatorio Lowell. Per l'INAF, ha contribuito Gianluca Li Causi del team Shark-Vis. Fonte: https://www.media.inaf.it/2026/07/29/tre-lobi-luna-asteroide-44-nysa/

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