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21 agosto 2026Beta 1.60

Aggiunta la disciplina "Medicina" ed il Tool "Copertura Vaccinale" che richiama i dati OMS per la copertura vaccinale in Italia

5 agosto 2026Beta 1.50

Aggiunta la possibilità di cliccare su "leggi questo articolo", così potrete ascoltarli in versione audio, chiaramente automatizzata in base al vostro browser/sistema operativo. Potrebbe risultare un po' robotica. Fixato inoltre il css per i colori per facilitare la lettura della skin bianca.

3 agosto 2026Beta 1.40

Inseriti nuovi tools come: Siti UNESCO, Cavi sottomarini, Monitoraggio delle Aurore Boreali, Datazione al radiocarbonio e Curva dell'anidride carbonica

3 agosto 2026Beta 1.41

Aggiornamento GDPR e Sicurezza

2 agosto 2026Beta 1.30

#NuovoTool #Aggiornamento per la sezione strumenti. Nella parte #Ambiente ora è disponibile il tool “Sicurezza Meteo” con i dati forniti da @ministerosalute e @dpcgov_official sia sugli eventi per il caldo estremo, sia per quelli di maltempo, alluvioni e frane. Spero sia un tool gradito ed utile per rimanere informati costantemente. Buona domenica e rimanete idratati 💚 #Clima #Informazione

2 agosto 2026Beta 1.31

Nuovo tool: Doomsday Clock

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Migliorata la compatibilità mobile, aggiunto il pulsante "ChangeLog" per poter visualizzare i cambiamenti effettuati in ordine cronologico. Migliorata la leggibilità ed il numero di articoli presenti nel frame principale. Fixato un bug della sezione Ultim'ora che non faceva apparire correttamente gli articoli.

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Animali

Perché comprare una scimmia in vacanza è un problema, anche se si pensa di averla “salvata”

Il caso della scimmietta mostrata da una tiktoker napoletana dopo un viaggio in Egitto ha acceso il dibattito sui social. Nei video pubblicati online l’animale appare con biberon, pannolino e una maglietta rosa. Le versioni sull’origine della scimmia sarebbero però cambiate nel tempo: prima si sarebbe parlato di un acquisto, poi del ritrovamento dell’animale in uno scatolone e infine dell’acquisto di due esemplari.

Perché comprare una scimmia in vacanza è un problema, anche se si pensa di averla “salvata”
  • Alcuni esponenti politici e attivisti animalisti hanno annunciato segnalazioni alle autorità italiane ed egiziane. Al di là degli aspetti di cronaca, il caso offre l’occasione per spiegare perché acquistare un cucciolo di primate, anche con l’intenzione di “salvarlo”, può alimentare il commercio illegale di fauna selvatica e creare problemi biologici, sanitari e giuridici.

Di quale specie si tratta?

Dai video disponibili non è possibile identificare con certezza la specie. Nei circuiti del commercio illegale possono comparire diverse specie di primati, tra cui cercopitechi, macachi, babbuini e altri primati africani o asiatici.

Non è quindi corretto stabilire, in assenza di un’identificazione veterinaria o genetica, che l’animale sia necessariamente un babbuino amadriade (Papio hamadryas). Inoltre, il fatto che sia stato acquistato in Egitto non dimostra che provenga da una popolazione selvatica egiziana: potrebbe essere stato importato, allevato o trasferito illegalmente da un altro Paese.

Il babbuino amadriade è originario soprattutto del Corno d’Africa e della parte sud-occidentale della Penisola Arabica. In Egitto la sua presenza attuale non può essere descritta come quella di una specie selvatica normalmente diffusa: il riferimento ai babbuini nell’antico Egitto riguarda soprattutto animali importati o raffigurati nella cultura e nella religione dell’epoca. La specie, se fosse effettivamente quella, è inclusa nell’Appendice II della CITES. Questo significa che il commercio internazionale deve essere controllato per evitare uno sfruttamento incompatibile con la conservazione; non significa, però, che ogni animale appartenente all’Appendice II sia automaticamente una specie prossima all’estinzione o che ogni forma di detenzione sia vietata in assoluto.

CITES e importazione in Italia

La grande maggioranza dei primati non umani è inclusa negli allegati CITES e nella corrispondente normativa dell’Unione europea, con livelli di tutela differenti a seconda della specie e della provenienza. Per introdurre legalmente in Italia un primate proveniente da un Paese extraeuropeo possono essere necessari diversi documenti: per esempio, un permesso o certificato di esportazione rilasciato dal Paese di provenienza, un permesso d’importazione dell’Unione europea oppure una notifica d’importazione. Gli adempimenti dipendono dalla specie, dalla sua collocazione nell’Allegato A o B della normativa europea, dalla provenienza, selvatica o da allevamento, e dalla finalità dell’importazione. Non esiste quindi un unico documento CITES valido indistintamente per tutti i primati. In ogni caso, il trasporto di un animale privo dei permessi CITES, della documentazione veterinaria e degli eventuali certificati richiesti può costituire una violazione, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate dall’acquirente.

Anche la detenzione in Italia non dipende soltanto dalla presenza di un documento di provenienza. Il detentore deve poter dimostrare l’origine legale dell’animale e rispettare gli obblighi di identificazione, denuncia o registrazione eventualmente applicabili. Inoltre, la documentazione CITES non rende automaticamente lecita la detenzione domestica. Il decreto ministeriale del 19 aprile 1996, aggiornato nel 2001, include infatti i primati nella disciplina relativa agli animali che possono costituire un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. La detenzione di questi animali in ambito privato è quindi soggetta a divieti o limitazioni specifiche, indipendentemente dal fatto che l’animale sia piccolo, docile o abituato al contatto con le persone.

Un primate non è un animale domestico

Un cucciolo di scimmia può sembrare docile e dipendente dall’essere umano, ma il suo comportamento infantile non riflette quello dell’animale adulto. I primati hanno esigenze sociali, cognitive e ambientali molto complesse, che una normale abitazione non è generalmente in grado di soddisfare.

Isolamento sociale

Molte specie vivono in gruppi caratterizzati da relazioni sociali articolate, forme di comunicazione, gerarchie e comportamenti appresi. L’allevamento manuale e l’assenza di contatti con altri primati possono aumentare il rischio di problemi comportamentali, tra cui stereotipie motorie, paura, aggressività e comportamenti autolesivi. Non si tratta però di un esito inevitabile né identico per ogni individuo: il rischio dipende dalla specie, dall’età, dalla storia dell’animale, dalla durata dell’isolamento e dalle condizioni di mantenimento. Studi su primati e babbuini in cattività hanno documentato un’associazione tra allevamento artificiale, isolamento e comportamenti anomali. Per questo è più corretto parlare di allevamento manuale o socializzazione con l’uomo, piuttosto che di “imprinting umano”. Il contatto con le persone non cancella i comportamenti tipici della specie e può, al contrario, compromettere lo sviluppo delle normali competenze sociali con i conspecifici.

Crescita e imprevedibilità

Con la crescita cambiano il peso, la forza, la dentatura e il comportamento dell’animale. Un primate che da cucciolo appare gestibile può diventare difficile da controllare durante l’adolescenza e la maturità sessuale. Il caso di Travis, lo scimpanzé coinvolto in un grave attacco negli Stati Uniti nel 2009, viene spesso citato per mostrare che una lunga convivenza apparentemente pacifica non elimina i rischi associati alla detenzione privata di un grande primate. È però importante non trasformare quell’episodio in una prova generale valida per tutte le specie o per ogni individuo. L’allevamento da parte dell’uomo non elimina gli istinti, la forza fisica, le modalità comunicative e i comportamenti specie-specifici dell’animale. Inoltre, abituazione e docilità non sono sinonimi di addomesticamento: un singolo individuo selvatico allevato in casa non diventa una specie domestica.

Il rischio sanitario

I primati non umani possono trasmettere all’uomo diversi agenti patogeni. Il rischio è particolarmente difficile da valutare quando l’animale ha un’origine sconosciuta, è stato trasportato clandestinamente o non è stato sottoposto a controlli veterinari e quarantena. Tra gli agenti potenzialmente rilevanti figurano: -il virus Herpes B, particolarmente associato ai macachi e potenzialmente grave o letale nell’uomo; -i batteri responsabili della tubercolosi; -Salmonella e Shigella; -altri virus, batteri e parassiti la cui presenza dipende dalla specie e dall’area geografica di provenienza. Non tutti i primati sono portatori degli stessi patogeni e il rischio non è uguale per ogni specie. Tuttavia, l’assenza di certificazioni sanitarie rende impossibile valutarlo correttamente. È anche per questo che negli Stati Uniti l’importazione di primati non umani come animali da compagnia non è consentita: dal 1975 la normativa federale ne limita l’ingresso a finalità specifiche, come ricerca, educazione, esposizione o conservazione, presso soggetti autorizzati.

Il costo nascosto del “salvataggio”

Il problema non riguarda soltanto ciò che accade dopo l’acquisto. Occorre considerare anche il passaggio precedente: la cattura e l’ingresso dell’animale nel mercato. In alcune specie, la cattura di un cucciolo può comportare l’uccisione della madre e, talvolta, di altri membri del gruppo. In altri casi, i piccoli entrano nel commercio come conseguenza della caccia alla carne selvatica o vengono sottratti a gruppi già abbattuti. Le perdite durante cattura, detenzione e trasporto possono essere elevate, ma variano molto a seconda della specie, dell’area geografica e della filiera: non è quindi corretto applicare a tutti i primati una percentuale universale di mortalità. Il meccanismo economico, però, è chiaro: se un cucciolo vivo ha un valore commerciale, la domanda può incentivare nuove catture. Comprare l’animale “per salvarlo” può quindi mantenere il mercato attivo, anche quando l’acquirente agisce con intenzioni apparentemente compassionevoli. Un mercato di souvenir vivi non si riduce perché un singolo animale viene trattato con affetto. Si riduce quando diminuiscono la domanda, i profitti e la possibilità di vendere impunemente animali selvatici.

Al momento la scimmietta si trova ancora in Egitto, dove De Crescenzo risiede da tempo per alcune attività commerciali insieme al tiktoker Angelo Napolitano: non risulta quindi, allo stato, un ingresso dell'animale sul territorio italiano. Se e quando questo dovesse avvenire, le autorità competenti, Carabinieri Forestali, autorità CITES, dogane e servizi veterinari, dovrebbero verificare una serie di elementi: di che specie si tratta e se rientra negli allegati CITES, da quale paese proviene e con quale percorso è arrivata, se esistono permessi di esportazione e importazione regolari e una documentazione veterinaria, se l'animale proviene da un allevamento autorizzato, e se la sua detenzione rispetta la normativa italiana sugli animali potenzialmente pericolosi, oltre alle condizioni sanitarie e di benessere in cui si trova. In caso di importazione o detenzione ritenute illecite, l'animale può essere sequestrato e affidato a una struttura autorizzata. Le ricostruzioni finora fornite sull'origine dell'animale, prima un acquisto, poi un presunto salvataggio da un ritrovamento, sono tra loro contraddittorie, ma questo da solo non basta a dimostrare un illecito: serve l'identificazione della specie, l'esame della documentazione (se e quando verrà mostrata), la ricostruzione dell'eventuale importazione e una valutazione veterinaria.

Il punto essenziale

Un cucciolo di primate non è un souvenir né un animale domestico semplicemente “più impegnativo”. Ha bisogni sociali e ambientali che una casa privata difficilmente può soddisfare, può diventare fisicamente pericoloso con la crescita e può rappresentare un rischio sanitario quando proviene da una filiera sconosciuta. Soprattutto, acquistarlo può contribuire a rendere redditizia la sottrazione di altri animali alla natura. Per questo, davanti a un primate selvatico venduto come animale da compagnia, la risposta più responsabile non è comprarlo per “salvarlo”, ma segnalare il caso alle autorità competenti e affidare l’animale a professionisti e strutture autorizzate.

Una nota dell'ultima ora, che aggrava il tutto

Secondo quanto diffuso sui canali social dalla De Crescenzo, avrebbe annunciato l’intenzione di portare con sè il primate ad un evento pubblico, trasportandola in un trasportino per gatti. La notizia, se confermata, meriterebbe ulteriore attenzione. Un trasportino per gatti è sottodimensionato e non è un contenitore adatto all’animale, che ha bisogno di aggrapparsi costantemente ad un corpo (tipicamente la madre). Il cucciolo mostra evidenti segni di disagio, quando ne è privato, ed infatti spesso cercano la sostituzione aggrappandosi ad esempio a peluches. Immaginatevi quindi un cucciolo ad un evento pubblico affollato e chiassoso, privato del contatto con la madre, quale stress potrebbe ricevere, in una condizione già cronica e gravissima.

Come segnalare il profilo a Instagram

Come Officina Scientifica riteniamo che ii contenuti pubblicati possano mostrare o promuovere l'acquisto, la vendita o la detenzione irregolare di un primate e quindi riteniamo che sia doveroso inviare una segnalazione direttamente a Instagram affinché venga valutata dalla piattaforma.

Per segnalare un post o un reel: -Aprire il contenuto. -Toccare i tre puntini in alto a destra. -Selezionare "Segnala". -Scegliere "Vendita o promozione di articoli soggetti a restrizioni". -Se disponibile, selezionare la sottocategoria "Animali". -Completare la procedura seguendo le istruzioni dell'app.

Per segnalare l'intero profilo: -Aprire la pagina del profilo. -Toccare i tre puntini in alto a destra. -Selezionare "Segnala". -Scegliere "Qualcosa su questo account". -Selezionare l'opzione più vicina a vendita o promozione di articoli soggetti a restrizioni, animali o altra categoria equivalente eventualmente presente nella propria versione dell'app. Inviare la segnalazione.

Se l'app lo consente, è utile specificare che il contenuto mostra un primate non umano e che si chiede una verifica del rispetto delle regole della piattaforma relative al commercio di animali e ad altri beni soggetti a restrizioni. Le segnalazioni sono anonime e vengono valutate da Meta in base agli Standard della community e alle proprie policy interne. L'invio di una segnalazione non comporta automaticamente la rimozione dei contenuti o la sospensione dell'account, ma consente alla piattaforma di esaminare il caso.

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